10 giugno 2010

Anche adesso saranno riuniti intorno a un tavolo per .......parlare di noi!

Regali fotografici di Angelo Camponeschi

SAN VITO di LEONESSA

22 agosto 2009

  Il paese "aggrappato" alla montagna

San Vito è  una delle 36 “Ville” del comune di Leonessa.I suoi cenni storici sono molto scarsi e frammentari, ma, ovviamente, la sua storia è legata  a quelle dell’intero Comune di Leonessa.Dista dal Comune centrale 11,4 Km ed è quello più a Nord-Est dell’intero territorio leonessano. Oggi risulta “aggrappato” alla montagna. Fu costruito così dopo che il terremoto del 1730  aveva praticamente raso al suolo l’intero paese che allora si trovava adiacente all’attuale cimitero. Credendo di sentirsi più sicuri poggiando le fondamenta delle abitazioni   direttamente sulle rocce della montagna più vicina e prospiciente la “Valle”, gli abitanti di allora  ricostruirono le loro case nella posizione di oggi, che a noi appare molto discutibile dal lato ingegneristico e delle comodità. Così come è oggi ubicato sembra l’ultima frazione non solo di Leonessa , ma del mondo intero! Circondato da montagne su tre lati, con un’apertura solo verso la valle, coperto spesso da uno splendido cielo stellato, ti dà la stupenda sensazione di sentirti solo con te stesso, in mezzo….. all’universo. E’ però un paese povero, molto povero. La fertilità delle sue terre è molto scarsa, il clima (anche se è praticamente lo stesso sull’intero Comune) non favorisce quel minimo di sostentamento alimentare necessario alla popolazione e alla sopravvivenza del bestiame. In passato i suoi abitanti erano esclusivamente “contadini” ( mi sembra troppo di lusso il termine “agricoltore”) e pastori. Nell’inverno molti venivano a Roma per “conciare” le pelli, per fare i camerieri o altri umilissimi ( ma sempre onesti) lavori presso norcinerie  e fiaschetterie , residenze private etc. Da ragazzo ho sempre sentito dire che fu mio nonno Petropaolo il primo sanvitano che, a fine anni ‘800, rendendosi conto che il territorio di San Vito non era in grado di dare un minimo di sicurezza alla sua famiglia, decise di lasciare il paese per venire a….cercar fortuna a Roma. Con lui iniziò l’esodo dei sanvitani verso terre più promettenti. Alcuni attraversarono  anche l’Atlantico, stabilendosi in America ! 

 

 

Intere generazioni sono vissute qui!

 

I sanvitani sono gente che oggi chiameremmo “tosta”. Sono innanzitutto abituati al sacrificio e fortemente attaccati alla famiglia. Conoscono solo il lavoro e con grande tenacia riescono a perseguire gli obiettivi prefissi. Con queste caratteristiche e con l’onestà sono riusciti perciò ad imporsi per il grande senso di responsabilità e lo spirito collaborativo e imprenditoriale nei campi in cui hanno operato. Le nuove generazioni sono,  in genere, nate a Roma e qui sono cresciute e si sono formate frequentando i diversi corsi di studio, fino all’Università.

Le generazioni dei padri sono venute piano piano a Roma e con il loro lavoro umile (portierati, norcinerie, attvità subalterne, in inverno trasporto del carbone/legna per l’alimentazione degli impianti di riscaldamento, concerie, pubblica Amministrazione, polizia, carabinieri, piccoli esercizi commerciali , artigiani etc….),  ma sempre onesto, sono riusciti a dare alle loro famiglie un futuro  privo dei sacrifici e delle tribolazioni che loro avevano dovuto

A fine anni '800 iniziò l'esodo dei sanvitani verso Roma

 

affrontare.Oggi San Vito in inverno è praticamente vuoto, ma non abbandonato.I valori trasmessi dagli antenati alle nuove generazioni sono  talm ente profondi, che tutti sono rimasti attaccati alle loro radici; e ciò  non solo per un discorso affettivo, ma anche e soprattutto  per i valori in esse  insiti.

San Vito è diventato un paese confortevole che nel periodo estivo accoglie tutti i suoi “oriundi” che preferiscono venire qui per ritemprare lo spirito e l’organismo e per prepararsi bene ad affrontare le fatiche invernali.

Il paese è stato completamente rimodernato, nel totale rispetto dell’urbanistica originale. Le vecchie case e le stalle sono state trasformate in accoglienti e confortevoli ambienti famigliari in cui sono presenti tutte le comodità di una casa di città, con l’aggiunta però della serena atmosfera esterna.

Momenti particolari di incontro, in aggiunta ai fine settimana , sono le feste dei Santi protettori del paese: S.Vito, S.Anna,il SS. Sacramento.La cultura del paese è profondamente agricola/religiosa. San Vito dà il nome al paese , ma protegge anche dai morsi delle vipere e dei cani arrabbiati (frequenti in quelle zone). Nel paese le serpi, non velenose, circolano liberamente, senza che alcuno le disturbi, S.Anna è la protrettrice delle donne in stato di maternità (pensiamo a cosa potesse essere un parto notturno in pieno inverno , in quelle zone!), il  SS.Sacramento è il Redentore dell’umanità.

Vale la pena ricordare che a S.Vito le serpi debbono avere paura solo di incontrare i temibilissimi gatti, soprattutto se affamati. Non è certo un problema per loro incontrare il buon Amleto

Amleto ha preso una serpe

 

che, dopo averla tolta dalle strade del paese,  riporta una serpe  in aperta campagna!

Le autorità centrali, forse a causa della sua distanza e della ubicazione, hanno un pò trascurato le esigenze di questo paese che nella I Guerra mondiale 1915-1918 ha dato un contributo di sangue di 8 caduti, su circa una ventina di ragazzi in servizio militare! A San Vito tutto è arrivato in ritardo!Basti ricordare che la nuova Chiesa i paesani l’hanno costruita a proprie spese nel 1885, la strada comunale per l’allacciamento alla rete stradale nazionale è del 1929 (anche questo a spese dei sanvitani), la corrente elettrica nelle case è arrivata nel 1947, la rete fognaria e di distribuzione dell’acqua è del 1962, l’asfalto sulla strada comunale è del 1980, il muro di sostegno del paese è della fine anni ’80, il posto pubblico telefonico è anch’esso della fine anni ’80 e un accettabile servizio di telefonia mobile……..deve ancora arrivare!

San Vito però oggi è un paese moderno, che indossa  gli abiti antichi ( mai vecchi). Le case sono state ristrutturate con gusto, le stalle trasformate, per ricavarne abitazioni o locali destinati a garage o altri scopi. E’ un paese che offre le comodità della modernità, con il gusto dei tempi passati .Al tempo stesso è in grado di proporre  splendide  passeggiate, più o meno lunghe, che ti permettono di arrivare in posti meravigliosi dell’Appennino  centrale

S.Vito visto dalla valle, oggi

S.Vito visto dalla valle, oggi

Il campo di bocce

Il campo di bocce 

Veduta del paese,oggi

La "fonte" delle Scentelle

La “fonte” delle Scentelle

 

Processione a S.Vito negli anni '40

Processione a San Vito negli anni ’40

 

 

Veduta  1960

Veduta 1960

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Felice e Agostino Vittucci con Angelo e Mario

 

Anna "de li Morganti con la "lavatura"

Anna “de li Morganti con la “lavatura”

ALTRE FOTO

DELLA NOSTRA

STORIA

Negli anni ’60 iniziano i lavori di ristrutturazione delle abitazioni a S. Vito. Gli uomini in età di lavoro sono quasi tutti a Roma, il bestiame è stato quasi tutto dismesso, le stalle hanno perso la loro funzione primitiva e vengono adattate ad abitazioni o garage! Sta nascendo una nuova S.Vito che migliora le funzionalità delle abitazioni, ma nel rispetto totale dei criteri urbanistici iniziali.

Le case tolgono i vecchi "vestiti" e indossano quelli un pò decorosi

Le case tolgono i vecchi “vestiti” e indossano quelli un pò decorosi

La Chiesa costruita dai Sanvitani nel 1885

La Chiesa costruita dai Sanvitani nel 1885

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il “Pago pizzuto” 

ATTUALITA’

 2009 

S.VITO : Festa del SS.Sacramento

Nella seconda domenica di Agosto di ogni anno si celebra nella nostra Frazione di S.Vito la festa del SS.Sacramento. Un tempo era spostata alla III domenica di Settembre; era una festa di ringraziamento per i raccolti della stagione e si celebrava prima  che i nostri antenati lasciassero il Paese per gli umili lavori invernali a Roma,in Toscana,in Sardegna. Oggi invece è una festa di “ritorno” perché moltissimi degli “oriundi” tornano al Paese dei loro antenati per rivedersi e passare insieme due giorni di festa nella terra in cui i loro progenitori hanno trascorso tutta o parte della loro vita e nel ricordo del passato . Quest’anno il calendario ha collocato la festa al 9 Agosto e in questa breve nota vorrei riferire sui fatti più salienti che l’hanno caratterizzata, non per celebrare qualcuno o qualcosa , ma solo per testimoniare il tipo di sensibilità e di “anima” che alberga nei Sanvitani ( e sicuramente anche negli  abitanti delle varie “Ville” di Leonessa), ormai tutti stabilitisi con le loro famiglie nelle grandi città o altrove, ma con il cuore  sempre pieno degli insegnamenti che provengono da quella terra. La festa infatti anche quest’anno è stata impostata non solo sulle cerimonie religiose e commemorative, ma anche e soprattutto  sulla parte allegra e spensierata degli incontri e dei giuochi, per dare ai molti partecipanti la possibilità di ritrovarsi allegramente insieme, con il pensiero rivolto a quanti sono vissuti lassù.

Molto intensa è stata la parte dei ricordi:la S. Messa di pochi giorni prima dedicata a tutti i defunti del paese e in particolare quelli dell’ultimo anno . Poi , nel pomeriggio di sabato la cerimonia al monumento agli 8 caduti (in una frazione di circa 150 abitanti, bambini, donne, anziani inclusi !) della I Guerra mondiale. Il Sindaco Paolo Trancassini , a voler testimoniare la sua sensibilità ai problemi di S.Vito era rappresentato dal Vice Sindaco Alfredo Rauco. Le parole di commemorazione e celebrazione hanno rimarcato innanzitutto l’eroismo dei “semplici”e il contributo di sangue che “la povera gente”leonessana , abituata solo a lavorare e a svolgere con intelligenza, ma senza contestazione, i propri compiti, è stata capace di dare alla Patria, allora spesso guidata da governi nazionali poco sensibili o indifferenti ai suoi pesanti problemi di sussistenza , servizi, strutture,cultura e formazione. La cerimonia ai Caduti si è conclusa con l’emozionante intervento del “poeta” Mario che , mantenendo ancora in vita l’antica e simpaticissima tradizione dei “poeti”, ha cantato una serie improvvisata di “quartine”commemorative e celebrative del passato, dei caduti, di quanti, nati o vissuti lassù, ci hanno lasciato. Sempre nella sera di sabato si è svolta  la grande cena in Piazza, offerta dai ”festaroli” a chiunque avesse desiderato partecipare. Ottimo menù a base di pasta all’arrabbiata, lenticchie con salsiccia, fette di ciambellone di alta qualità. Tutto eccellente: nell’organizzazione, nella scelta delle portate, nella quantità e soprattutto nella qualità! Danze in piazza per concludere  lo stupendo incontro conviviale. Unanime il plauso di tutti i numerosi partecipanti  per il perfetto svolgimento del pur complesso incontro, per la bravura delle “cuoche”, per la dedizione degli improvvisati ma instancabili   “camerieri”, per l’atmosfera venutasi a creare. E’ stato un ritrovarsi tutti insieme intorno ad una grande tavolata,o ad un immaginario grande camino, non solo per gustare le ottime portate (viviamo infatti in un tempo di diete e non negli anni delle ristrettezze dei nostri antenati) , ma anche per ritrovarsi, per stare insieme, per ricordare le proprie storie, per soffermarsi sui cambiamenti e le trasformazioni  del paese e sul grande progresso di cui siamo stati fortunati testimoni e , ciascuno nel suo piccolo, anche grandi attori.

La domenica , giorno della festa la celebrazione della Messa solenne  è stato il punto centrale religioso e di partecipazione. Nel pomeriggio lo svolgimento dei  vari giuochi, impostati più sulla partecipazione di gruppi che non di singoli, ha coinvolto i numerosi giocatori in tornei di carte e di bocce. La sera infine, alle ore 21, commovente processione con fiaccolata che si è snodata per tutto il paese, con don Gaetano che ha benedetto con l’Ostensorio i partecipanti, sulla Piazza “de ru furnu”. Il suono delle festose campane ha accompagnato la processione  per tutto il suo percorso, spargendo le sue gioiose e antiche note – le stesse che ascoltavano i nostri nonni – per tutta la “Valle” e le montagne circostanti, silenziose e apparentemente indifferenti, ma anch’esse sicuramente memori, attente e partecipi!

L’estrazione del “palio della sorte”, la distribuzione di un simpaticissimo ricordo da parte degli organizzatori e i fuochi di artificio hanno concluso la giornata di festa.

Questa nota termina con un plauso ai “festaroli”: Livio, Luca, Marco, Mario per il loro impegno organizzativo e per i grandi risultati ottenuti. Un ulteriore e forte ringraziamento a tutti i partecipanti che, indifferenti alle attrazioni e opportunità  di viaggio offerte dai vari “last minute”, hanno preferito essere a S.Vito per “vivere” di persona la festa del SS.Sacramento 2009 , anche sacrificandosi per rispettare i propri impegni professionali. Un ringraziamento commosso e sincero ai piccolissimi Aurora e Fulvio (e ovviamente ai loro genitori), che a pochissimi giorni di vita sono venuti a S. Vito per dare con la loro presenza un forte messaggio di ottimismo per un futuro ancora attaccato alle radici di questo paese , piccolo nelle sue dimensioni, ma grande per gli insegnamenti che è capace di trasmettere!

Per questo facciamo in modo di mantenere in vita questa Festa semplice, ma sincera e ricca di significati.

W la Festa del SS. Sacramento!

W i “festaroli” 2009!
Giuseppe Morganti

 

S.VITO è anch’esso vicino a don Mariano Assogna

La notizia della scomparsa della mamma di don Mariano Assogna, avvenuta il 17 giugno u.s.  è pervenuta ai Sanvitani , quasi tutti residenti fuori del loro paese, attraverso “Leonessa e il suo Santo”, o in questi giorni con il “passaparola”.

Con queste poche righe tutta S.Vito vuole stringersi attorno a don Mariano per esprimergli i suoi più sinceri e profondi sentimenti di dolore per la perdita della Signora Quintilia, autentica figura di vera cristiana, caratterizzata da grande semplicità, trasparenza e disponibilità, arricchita da una grande, grande e profonda fede.

Sacerdote novello don Mariano venne a San Vito e subito lasciò un’impronta indelebile.

Se chiedete ai Sanvitani quali parroci ricordano nell’ultimo secolo e oltre, sentirete , quasi all’unanimità, questi tre nomi: il severo (forse troppo) don Giulio, il burbero don Bernardino e in ultimo don Mariano. Perché? Penso che la risposta stia nel fatto che don Mariano ha portato a San Vito una figura di parroco moderno, protesa innanzitutto a spiegare  con linguaggio semplice e convincente il messaggio evangelico e, oltre a ciò, ad ascoltare e a comprendere le ragioni della gente.

Se don Mariano ha raccolto tanta stima e  apprezzamenti non solo presso i fedeli, ma anche presso le sue Gerarchie  che. portandolo via da San Vito,  gli hanno assegnato oltre ai tradizionali incarichi pastorali anche altre responsabilità relativi all’intera diocesi di Rieti, significa che la preparazione e formazione acquisite nella vita famigliare a Vallimpuni ha inciso e scolpito  in lui impronte profonde  per una visione della vita moderna,illuminata dalle parole del Vangelo.

Come poteva essere altrimenti per un ragazzo cresciuto e educato dalla Signora Quintilia? Tutti la ricordiamo per averla più volte incontrata nella sua attività di ristorazione, oltre che per la qualità, la bontà e genuinità della sua cucina, anche e soprattutto per la sua capacità di stabilire subito con il cliente un rapporto umano che poco aveva di commerciale e che era invece profondamente basato sul principio della disponibilità verso il “prossimo”.

Una testimonianza di ciò è nella risposta che la Signora Quintilia, anzi direi meglio Quintilia (la parola “Signora” era rifiutata dalla interessata)mi dicono che abbia dato a chi ,facendole felicitazioni e auguri per la celebrazione della I Messa da parte di don Mariano, le augurava anche la sua nomina a Vescovo. La secca e stupefacente risposta fu: “Voglio che Dio aiuti mio figlio ad essere un buon prete , non un buon Vescovo”! Non era questa una donna che senza avere tanto studiato ,aveva appreso in pieno il messaggio cristiano? Cosa è una donna che dona il figlio  alla comunità cristiana per una missione di evangelizzazione e non per la ricerca di promozioni e incarichi  che poi lo portano lontano dai bisogni della gente?

Tutte queste cose vogliono dire i Sanvitani sicuri che don Mariano porterà avanti i suoi compiti di evangelizzazione anche sopportando gli altri incarichi all’interno della diocesi perché come dice la recente Enciclica di Benedetto XVI “Caritas in Veritate” il mondo ha bisogno che tutte le attività umane siano pervase dal concetto fondamentale dell’amore (Caritas), fondato sugli insegnamenti datici da Dio (Veritate).

Ti abbracciamo tutti don Mariano

Giuseppe Morganti per tutta San Vito

 ALTRI ARGOMENTI DA SVILUPPARE

LA STORIA

  1. Foto dei  cari antenati (mandarle a mezzo posta o per e-mail)

  2. Antiche foto del paese , delle case, delle stalle, degli stumenti di lavoro

  3. Inni  e canti religiosi

  4. I nostri parroci

  5. le canzoni dei nostri nonni e padri

  6. Il dialetto dei nostri nonni

  7. le Case di S.Vito

  8. La cucina di S.Vito con i suoi piatti caratteristici

  9. I campi di S.Vito nella montagna

  10. I fiori di S.Vito

  11. I boschi di S.Vito

  12. Le fontane di S.Vito

  13. i dolci di S.Vito

  14. i cani e le mucche “storiche” di S.Vito

  15. Le feste e i Santi protettori di S.Vito

  16. Leggende sulle streghe

  17. Il malocchio, la “fatture”, le “maghe”

 

ATTUALITA’

 

  1. I problemi che oggi la Comunità di S.Vito deve affrontare per migliorare tutti i suoi servizi.

  2. Organizzazione delle Feste dei Santi Patroni

  3. Mantenere tre feste o concentrarsi sul SS.Sacramento?

  4. Disribuzione ottimale delle risorse idriche

  5. Distribuzione del gas nelle case?

  6. Programmazione per l’impiego ottimale del partrimonio dell’Università Agraria di S.Vito (se tuttora legalmente riconosciuta)

Giuseppe Morganti

 

 

 

PIAZZETTA DEI RICORDI

 

S.Vito con la neve 

NOTIZIE SULLA CHIESA DI SAN VITO

Da uno scritto di Don Bernardino LABELLA, datato anno 1950

Nel 1881 fu iniziata la costruzione della attuale chiesa a spese del popolo e del parroco pro-tempore Don Giuliano LABALLA  e fu speso circa lire 13.000.

Lire 9.000 le imprestò alla frazione Giuseppe ANTONELLI  di Viesci al quale un po per anno furono restituite entro 10 anni dalla data di prestazione.

Nel 1910 fu costruito il Camposanto vicino alla vecchia chiesa la quale per metà fu demolita e per  metà adibita a Cappella del medesimo con altare e pietra sacra essendo parroco Don Bernardino LABELLA.

Nel 1912 per una candela lasciata accesa si incendiò l”altare e così rimase dissacrata

Il Camposanto fu benedetto dall”istesso parroco Don Bernardino LABELLA, presente tutto  il popolo nel 1912.

Il Camposanto fu fatto a spese della frazione con il ricavato della vendita della montagna messo a parte ogni anno per tale lavoro..

Nel 1923-24 essendo economo spirituale Don Bernardino LABELLA la chiesa fu  riadornata delle presenti pitture e rifatte  a nuovo, il tutto  la spesa subita dal  popolo  e con il concorso dell”economo spirituale LABELLA  fu di lire 11.751.

La  balaustra è stata fatta con il denaro di lire 1.000 che mandarono Giovanni COLUZZA e Giuseppe VITTUCCI DI San Vito residenti in America.

Le due statue S.Vito e S:Anna furono fatte a spese  della Villa nel 1919 del popolo e del Reverendo LABELLA, collocate nell”attuale posto.

Il Reverendo LABELLA   nel 1924 fece a sue spese ripulire e adornare della presente pittura l”altare di S;Anna; Gregorio VITTUCCI fu Francesco l”altare difrontr nel 1924.

La statua di S:Antonio dentro la nicchia fu fatta da  Agostino ANGELUCCI.

La sacrestia fu fatta da Gregorio VITTUCCI fu Francesco e da Paolo VITTUCCI fu Angelo, festaioli del SS:Sacramento nel 1927, costò lire 1.500

L”Armonium fu fatto dai festaroli  del SS:Sacramento nel 1928,  Giovanni VITTUCCI di Giuseppe, Giovanni VITTUCCI fu Giuseppe e Cecilia VITTUCCI ed Angelo VITTUCCI fu Sante, costò lire

1.900-

 

L”altare maggiore ripulito con i gradini  di granito  è stato fatto dai festaroli Sante MAURIZI, Angelo VITTUCCI di Giovanni VITTUCCI e Vito VITTUCCI fu Angelo, costò lire  51.000.

 

La statua di S:Rita dentro la nicchia è stata fatta da Filippo TOSTI di Luigi-

 

La luce elettrica dentro la chiesa dalle  famiglie del paese-

 

La casa Parrocchiale fu fatta dal Reverendo Don Giuliano LABELLA a sue spese nel 1891 e donata alla parrocchia.

La vecchia casa parrocchiale sita a fine del paese fu venduta dallo stesso sacerdote a Giovanni TOSTI e il ricavato lo prese detto Reverendo rimborsandosi in parte la spesa subita per la niova

Casa.

 

Nel 1927 fu alzata la casa parrocchiale, rifatto  il tetto  a nuovo a spese della frazione e dello economo spirituale Don Bernardino LABELLA  e costò lire 39.600.

 

 

NOTIZIE SULLA CHIESA DI SAN VITO

Da uno scritto di Don Bernardino LABELLA, datato anno 1950

 

Nel 1881 fu iniziata la costruzione della attuale chiesa a spese del popolo e del parroco pro-tempore Don Giuliano LABALLA  e fu speso circa lire 13.000.

Lire 9.000 le imprestò alla frazione Giuseppe ANTONELLI  di Viesci al quale un po per anno furono restituite entro 10 anni dalla data di prestazione.

 

Nel 1910 fu costruito il Camposanto vicino alla vecchia chiesa la quale per metà fu demolita e per  metà adibita a Cappella del medesimo con altare e pietra sacra essendo parroco Don Bernardino LABELLA.

 

Nel 1912 per una candela lasciata accesa si incendiò l”altare e così rimase dissacrata

 

Il Camposanto fu benedetto dall”istesso parroco Don Bernardino LABELLA, presente tutto  il popolo nel 1912.

 

Il Camposanto fu fatto a spese della frazione con il ricavato della vendita della montagna messo a parte ogni anno per tale lavoro..

 

Nel 1923-24 essendo economo spirituale Don Bernardino LABELLA la chiesa fu  riadornata delle presenti pitture e rifatte  a nuovo, il tutto  la spesa subita dal  popolo  e con il concorso dell”economo spirituale LABELLA  fu di lire 11.751.

 

La  balaustra è stata fatta con il denaro di lire 1.000 che mandarono Giovanni COLUZZA e Giuseppe VITTUCCI DI San Vito residenti in America.

 

Le due statue S.Vito e S:Anna furono fatte a spese  della Villa nel 1919 del popolo e del Reverendo LABELLA, collocate nell”attuale posto.

 

Il Reverendo LABELLA   nel 1924 fece a sue spese ripulire e adornare della presente pittura l”altare di S;Anna; Gregorio VITTUCCI fu Francesco l”altare difrontr nel 1924.

 

La statua di S:Antonio dentro la nicchia fu fatta da  Agostino ANGELUCCI.

 

La sacrestia fu fatta da Gregorio VITTUCCI fu Francesco e da Paolo VITTUCCI fu Angelo, festaioli del SS:Sacramento nel 1927, costò lire 1.500

L”Armonium fu fatto dai festaroli  del SS:Sacramento nel 1928,  Giovanni VITTUCCI di Giuseppe, Giovanni VITTUCCI fu Giuseppe e Cecilia VITTUCCI ed Angelo VITTUCCI fu Sante, costò lire

1.900-

 

L”altare maggiore ripulito con i gradini  di granito  è stato fatto dai festaroli Sante MAURIZI, Angelo VITTUCCI di Giovanni VITTUCCI e Vito VITTUCCI fu Angelo, costò lire  51.000.

 

La statua di S:Rita dentro la nicchia è stata fatta da Filippo TOSTI di Luigi-

 

La luce elettrica dentro la chiesa dalle  famiglie del paese-

 

La casa Parrocchiale fu fatta dal Reverendo Don Giuliano LABELLA a sue spese nel 1891 e donata alla parrocchia.

La vecchia casa parrocchiale sita a fine del paese fu venduta dallo stesso sacerdote a Giovanni TOSTI e il ricavato lo prese detto Reverendo rimborsandosi in parte la spesa subita per la niova

Casa.

 

Nel 1927 fu alzata la casa parrocchiale, rifatto  il tetto  a nuovo a spese della frazione e dello economo spirituale Don Bernardino LABELLA  e costò lire 39.600.

 

 

Hello world!

21 agosto 2009

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